La value bet non si giudica solo dal risultato, questo è un punto fondamentale.
Una value bet può perdere: una quota presa a 2.10 e chiusa a 1.70 può comunque non uscire.
Nel breve periodo può succedere di tutto: un palo, un rigore sbagliato, un’espulsione, un errore del portiere, un gol annullato, una partita dominata ma non vinta; per questo il risultato della singola giocata non basta per giudicare la qualità dell’analisi.
La vera domanda è:
> abbiamo preso una quota più alta del suo valore reale?
Se la risposta è sì, allora la giocata aveva senso, anche se poi l’evento non si verifica.
Nel lungo periodo, l’obiettivo non è indovinare tutto.
L’obiettivo è prendere sistematicamente quote migliori di quelle che il mercato offrirà alla chiusura.
Entreremo a mercato nella fase in cui una notizia su una formazione può spostare una linea, nella fase in cui una scelta tattica può cambiare la probabilità reale di una partita, nel momento in cui un’assenza può passare da “dettaglio” a “fattore decisivo” e in tutte quelle situazioni dove vedremo valore rispetto all’attuale prezzo.
Chi invece arriva tardi prende il prezzo corretto.
Chi arriva prima, se ha letto bene il contesto, prende il valore.
La value bet nasce proprio lì: nella differenza tra ciò che il mercato sta prezzando e ciò che, secondo noi, dovrebbe prezzare, senza però garanzie di risultato.





