Negli ultimi giorni alcune persone ci hanno scritto chiedendoci perché stessimo proponendo poche partite.
La risposta è semplice: non è una questione di tante o poche partite, ma di trovare valore su ciò che ci offre il mercato.
Ci saranno mesi nei quali analizzeremo centinaia di partite e condivideremo 70 eventi e altri nei quali ne troveremo meno, ad esempio soltanto 30. È il mercato a stabilirlo. Non possiamo decidere in anticipo quante opportunità valide incontreremo, così come non possiamo creare valore dove non esiste.
Il nostro obiettivo non è riempire ogni giornata con un pronostico: e’ selezionare esclusivamente situazioni nelle quali, secondo la nostra analisi, la quota proposta dal mercato è superiore alla reale probabilità dell’evento andando a monitorare ogni singola voce all’interno di un match.
Più partite non significa più profitto: attenzione ad una delle convinzioni più pericolose, cioè pensare che per guadagnare di più sia necessario giocare di più.
In realtà, aumentando forzatamente il numero delle operazioni si finisce quasi sempre per abbassare la qualità media delle proprie scelte. Si iniziano a prendere quote marginali, partite poco studiate o eventi sui quali non esiste un vantaggio concreto: il volume infatti ha senso soltanto quando è accompagnato dal valore. In caso contrario, significa semplicemente esporsi più spesso al margine del bookmaker.
Per questo bisogna imparare ad accettare anche le giornate senza operare. Non partecipare al mercato è una decisione esattamente come entrarci. E peraltro in alcune occasioni è la decisione migliore.
Non avere fretta. Il trading sportivo non premia chi arriva prima o chi gioca ogni giorno: nel lungo periodo premia chi prende decisioni migliori del mercato con maggiore continuità.
L’interesse composto ad esempio è uno degli strumenti più potenti per far crescere una cassa, ma deve essere utilizzato nel momento giusto.
All’inizio,come detto, consigliamo di partire con una cifra che ci si può realmente permettere di perdere. Non il denaro destinato all’affitto, alle spese quotidiane o agli imprevisti: una somma separata, considerata fin dall’inizio come capitale ad alto rischio.
La prima fase non dovrebbe avere come obiettivo principale quello di guadagnare il più possibile. Serve soprattutto a costruire esperienza:
capire come reagiamo alle serie negative;
imparare a rispettare gli stake;
valutare le giocate sulla base del processo e non del singolo risultato;
registrare tutte le operazioni;
verificare se il metodo produce davvero valore su un campione significativo o seguire chi questo valore ha già dimostrato di saperlo estrapolare.
Soltanto dopo aver maturato esperienza e dimostrato disciplina si può iniziare a sfruttare seriamente l’interesse composto.
Il principio resta semplice: invece di mantenere sempre lo stesso importo per unità, lo stake viene calcolato come percentuale della cassa aggiornata.
Se la cassa cresce, aumenta gradualmente anche il valore dell’unità. I profitti generano così nuovi profitti, perché vengono almeno in parte reinvestiti.
Ma questo meccanismo funziona anche al contrario: durante una fase negativa, la riduzione della cassa deve comportare una diminuzione dello stake. L’interesse composto non significa aumentare continuamente le puntate, significa adeguare l’esposizione al capitale realmente disponibile.
Ed è proprio qui che entra in gioco la disciplina: mai aumentare lo stake per recuperare velocemente una perdita. Quello non è interesse composto, è rincorsa.
Dopo alcuni mesi, se il percorso è stato positivo e la cassa è cresciuta abbastanza, si può valutare di prelevare una somma equivalente al capitale iniziale ed in questo modo si recupera ciò che era stato investito in partenza e si continua a operare con i profitti accumulati. Non deve essere una scadenza rigida né una promessa: dipende dai risultati, dal numero di trade e dall’andamento del mercato.
Una volta recuperato il capitale iniziale e verificata la solidità del proprio metodo, si può davvero iniziare a mettere il turbo, lasciando lavorare l’interesse composto su una base costruita con pazienza.
Il turbo, però, non consiste nel raddoppiare improvvisamente le puntate. Consiste nel permettere alla cassa di crescere progressivamente, continuando a utilizzare percentuali sostenibili.
Chiediti sempre:
La quota conteneva valore?
L’analisi era fondata su informazioni affidabili?
Lo stake era proporzionato?
Avremmo effettuato la stessa operazione indipendentemente dai risultati precedenti?
Abbiamo rispettato il metodo?
Il mercato sarà ancora aperto domani, la prossima settimana e il prossimo mese. Non è necessario cogliere ogni partita e non bisogna inventarsi un’occasione soltanto perché si ha voglia di “giocare”.
Alcuni mesi offriranno moltissimo valore, altri richiederanno pazienza, per cui forzare il mercato nei periodi meno interessanti significa spesso restituire ciò che si è costruito nei momenti migliori.
Match Passport non nasce per distribuire il maggior numero possibile di pronostici. Nasce per studiare il mercato, individuare le quote sbagliate e di valore e condividere un metodo sostenibile.
Poche o tante partite non fa differenza. Quello che conta è il valore.





